
Via Stefano Sìccoli a Firenze non esiste.
Dedicata al leggendario eroe risorgimentale c’è una via a Milano ma non a Firenze.
In compenso ci sono vie dedicate a eroi fascisti (via Reginaldo Giuliani) intellettuali antisemiti (via Soffici) o scienziati eugenetici (Paolo Mantegazza).
Eppure il fiorentino Sìccoli con la sua vita avventurosa ha attraversato tutte le vicende risorgimentali e sempre senza abbassare la testa e con il suo carattere irriducibile, identificabile in pieno con la vera identità cittadina.
Scappato di casa, giovanissimo studente, per partecipare ai moti del 1848; accorso alla difesa di Livorno, esule negli Stati uniti e in Perù, marinaio sulla nave comandata da Garibaldi a far traffici in Atlantico e Pacifico. Militò nell’esercito peruviano in guerra per l’indipendenza e l’abolizione della schiavitù con il Cile giungendo al grado di maggiore. Ferito fu amputato alla gamba destra. Tornato in Toscana partecipò alla pacifica rivoluzione che detronizzò il granduca. Con la sua aura di eroe e la sua gamba di legno, seduto a cassetta della carrozza, accompagnò Leopoldo II al confine senza alcuna sollevazione del popolo che ancora voleva i Lorena. A Talamone fu costretto a scendere dalle navi dei Mille perché ritenuto inidoneo. Dopo un mese sbarcò ugualmente in Sicilia al comando di 400 volontari. Dopo la conclusione della guerra, a Napoli, legato alla sella del suo cavallo e indossando la sua camicia rossa, sfidò l’esercito sabaudo partecipando, non invitato, alla parata del Re, giunto a prendersi il Sud liberato. In Parlamento, contro tutti, propose un ordine del giorno per l’immediata liberazione di operai che avevano scioperato. Morì dimenticato.